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Il 60° anniversario del Trattato di Roma deve portare alla creazione di uno zoccolo duro europeo

Secondo Marielle de Sarnez, Segretario generale del PDE, l’Unione europea deve recuperare dinanzi alla Brexit e a Donald Trump. Il 25 marzo questi due paesi, che intendono condividere un livello superiore di ambizione, dovranno assumersi le loro responsabilità

Nel 1957, anno della firma del Trattato di Roma, il Vicino Oriente era già a ferro e fuoco e la guerra fredda al culmine. La Francia era nel pieno della guerra d’Algeria, che ancora non pronunciava il suo nome. De Gaulle si preparava. Un altro mondo, vicino e lontano al tempo stesso. Perché se sfide e minacce sono di tipo diverso, la loro realtà non è meno tangibile: sfida migratoria, alimentata da una demografia galoppante e da un sotto-sviluppo cronico alle nostre frontiere; sfida climatica, con elementi di sregolatezza che influiscono sull’intero pianeta e di cui iniziamo appena a renderci conto; sfida in termini di sicurezza e terrorismo; infine, minaccia alla nostra economia, mentre la prima potenza economica mondiale s’impegna in una politica di rottura con i propri partner commerciali.

Infatti la grande novità rispetto al 1957 è che gli Stati Uniti d’America, nostro alleato strategico da oltre 60 anni, quello che ci ha permesso di sconfiggere il nazismo e portare la democrazia nell’Europa occidentale, sembra volere annientare i suoi rapporti oltre oceano. Ha avviato una guerra dei cambi, minaccia l’industria europea con i dazi, interrompe bruscamente qualsiasi dialogo oltre oceano su regolamentazione finanziaria e fiscalità. Ancor più inquietante, si dimostra ambiguo sulla perennità della NATO avvicinandosi alla Russia di Vladimir Putin.

Donald Trump ha apertamente preso posizione a favore della Brexit e non nasconde la sua intenzione di sostenere coloro che intendono indebolire il mercato interno e distruggere l'euro. Questo non rappresenterebbe un pericolo se la sua elezione non avesse avuto il plauso di tutte le forze populiste europee, a cominciare da Marine Le Pen.

Il 25 marzo 1957, Germania, Belgio, Francia, Italia e Lussemburgo firmarono il Trattato di Roma. Dinanzi ai disordini del mondo, i sei paesi fondatori decisero di creare un futuro comune e costruire un’unione europea che sarebbe giunta a ventotto prima che il Regno Unito facesse marcia indietro.

Il 25 marzo prossimo, commemoreremo il 60° anniversario della firma del Trattato con una grande cerimonia a Roma.

Deve essere l’occasione per compiere un balzo in avanti e non per una foto di famiglia sull’orlo dell’implosione. Una volta tanto, durante il recente summit in preparazione all’evento tenutosi a La Valletta, i capi di Stato e di governo hanno dato prova di lucidità avvallando l’idea di un’Europa a più velocità. Nelle parole di questa dichiarazione passata un po’ inosservata, si registra -finalmente!- l’apertura verso la prospettiva credibile di uno zoccolo duro politico, probabilmente a partire dall’eurozona.

Adesso, è necessario redigere un nuovo testo fondamentale che dovrà ricordare l’insieme dei valori e dei principi comuni a tutti, richiamando quelli degli Stati membri che intendono condividere un livello di ambizione superiore.

Auspico che la Francia dimostri spirito d’iniziativa in quest’avanguardia, che dovrà impegnarsi a rispondere alle sfide e alla minacce dei nostri tempi. Governance politica dell’eurozona, armonizzazione fiscale e sociale, autentica politica d’investimento rivolta al futuro, politica commerciale al servizio degli Europei, politica migratoria, politica di difesa, secondo gli obiettivi che quest’avanguardia dovrà fissare, inserendoli in un calendario preciso.

Questa è la sfida, storica, economica, geopolitica e di tale urgenza che, se vogliamo evitare l’annientamento dell’Europa e dei valori che incarna, sarà ora o mai più!

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