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Dichiarazione di Bilbao

EUROPA, rialzati!

Per la prima volta nella storia, l’Unione Europea, questo progetto unico nella storia del nostro continente, potrebbe disaggregarsi, disfarsi e finanche cessare di esistere. Sotto l’effetto congiunto degli sconvolgimenti provocati da una globalizzazione mal regolamentata, dalle pesanti conseguenze economiche e sociali della crisi finanziaria, dall’impatto di una rivoluzione tecnologica senza precedenti e dalla gestione caotica dei flussi migratori, forze politiche o estremiste hanno iniziato a sfruttare le inquietudini e le paure dei cittadini inquieti e disorientati.

L’Europa ha bisogno di una rottura, di una profonda rifondazione democratica. I popoli sono stati esclusi dal progetto e dal destino europeo. L’Europa non si farà senza i popoli.

Noi, democratici europei, siamo determinati a bloccare il declino dei nostri paesi.

I partiti che hanno dominato la scena europea durante gli ultimi decenni, oggi non sono più in grado di rianimare il formidabile slancio europeo che i padri fondatori erano riusciti a suscitare.

Sono stanchi e hanno deluso: lo scarto tra i cittadini e le istituzioni europee non ha cessato di approfondirsi e le politiche europee sono troppo spesso insufficienti o incomplete.

E il momento per i Democratici di assumere il controllo. Spetta a noi l’impegno e la passione volta a coinvolgere i cittadini nel sogno europeo che ci pervade. Noi, che siamo portatori dei valori del rispetto e della dignità umana, dello Stato di diritto, della libertà, dell’uguaglianza, della solidarietà e della responsabilità.

Questi valori si incarnano nelle nostre società mediante il pluralismo, la non-discriminazione, la tolleranza, il rispetto delle minoranze nazionali e linguistiche, la parità tra uomini e donne e l’investimento nella gioventù e nell’istruzione.

Il Partito Democratico Europeo vuole e deve essere ispiratore di una nuova costellazione politica il cui l’obiettivo è di rimettere in marcia l’Europa.

Ci sarà tantissimo da fare.

Le politiche europee nel campo della lotta contro il cambiamento climatico sono tra le più ambiziose del mondo. Tuttavia, mentre gli Stati Uniti si sono sottratti dagli accordi di Parigi, l’Europa, grazie a un piano di transizione ambizioso, deve spingersi ancora più lontano verso un’economia verde finanziata da nuove risorse proprie e creatrice di milioni di posti di lavoro.

Abbiamo creato una moneta unica ma questa non ha ancora una guida politica. In caso di choc asimmetrici, non esistono né gli strumenti né le risorse finanziare che permettano agli stati dell’Eurozona di coordinare le loro politiche economiche e di beneficiare della solidarietà dei loro partner. Abbiamo creato un’Unione economica e monetaria, ma lasciamo che gli Stati membri si impegnino in una concorrenza feroce in materia fiscale, in particolare per quanto riguarda l’imposta sulle società.

Proclamiamo la nostra determinazione a proteggere l’Unione dagli eccessi della globalizzazione, ma lasciamo che i nostri principali concorrenti esterni prendano il controllo delle imprese o delle infrastrutture strategiche e non favoriamo l’emergere di giganti industriali europei capaci di tenere testa ai giganti della concorrenza.

Le grandi multinazionali dell’Internet realizzano dei profitti considerevoli commercializzando i dati dei cittadini europei, ma noi le tassiamo meno delle nostre piccole e medie imprese.

Abbiamo promosso da poco l’adozione di una piattaforma europea dei diritti sociali, ma non abbiamo sempre gli strumenti efficaci contro il dumping sociale né la tabella di marcia per incoraggiare la convergenza sociale, elemento cardine per solidificare la coesione sociale e territoriale europea.

Abbiamo stabilito formalmente una frontiera comune, ma non la controlliamo tutti insieme e lasciamo gli Stati membri del sud a sorvegliare le decine di migliaia di chilometri di frontiera marittima praticamente da soli e non abbiamo ancora regole communi in materia d’asilo.

Facciamo pressione sui paesi africani d’origine o di transito dei migranti affinché limitino le partenze dei loro connazionali verso l’Europa, ma non abbiamo ancora stabilito con loro il piano Marshall di cui l’Africa ha bisogno per assicurare lo sviluppo di un continente in piena crescita demografica.

Spendiamo più soldi della Russia se si sommano i fondi destinati dai paesi dell’Unione per la loro difesa, ma non siamo capaci di proiettare le forze europee sui teatri delle operazioni esterne se questo si rivelasse necessario, né di dissuadere la Russia dall’ampliare la sua politica avventurosa e bellicosa nei confronti dei suoi vicini europei.

La sfida è grande, e altrettanto la sua urgenza.

Il PDE accetta questa sfida.

Per noi è arrivata l’ora di rifondare l’Europa.

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