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Dal Trattato di Parigi alla Conferenza sul futuro dell’Europa

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© Council of Europe

Il 18 aprile 1951, 70 anni fa, le sei nazioni fondatrici dell’Europa istituzionalizzata firmarono a Parigi il Trattato che sanciva la Comunità europea del carbone e dell’acciaio (CECA). La CECA costituì una tappa fondamentale nella creazione della Comunità europea, sei anni dopo la fine della Seconda guerra mondiale e sei anni prima della firma del Trattato di Roma.

All’indomani del 1945 l’Europa del dopoguerra, esausta, traumatizzata e divisa, sottomessa ai vincitori del conflitto mondiale, gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica, era alla ricerca di soluzioni che potessero evitare un altro conflitto europeo, in particolare tra Francia e Germania, ideando quindi delle soluzioni a lungo termine, che si basassero sulla collaborazione e sulla pace.

Diverse furono le tappe fondamentali che si contraddistinsero nel quadro delle successive proposte volte a ricercare una cooperazione sovranazionale: ad esempio, entrambi nel 1946, il discorso di Winston Churchill all’università di Zurigo riguardo alla necessità degli «Stati Uniti d’Europa» e alla creazione di un’Unione europea dei federalisti per mano della Federazione europea, il Congresso federalista all’Aia nel 1948 e la fondazione del Consiglio d’Europa nel 1949.

Tale successione di proposte e iniziative non fu tuttavia sufficiente a raggiungere una vera cooperazione che potesse prevenire le tendenze nazionaliste delle nazioni e che conducesse verso la definitiva riconciliazione europea.

In questo contesto, il 9 maggio 1950, Robert Schuman, ministro degli esteri francese, sotto l’ispirazione dei progetti europei di Jean Monnet, propose una formula originale e vincolante: il raggruppamento della produzione di carbone acciaio franco-tedesca, essenziale per l’industria militare e civile di 70 anni fa, sotto la supervisione di una struttura sovranazionale definita l’«Alta Autorità».

La proposta mirava a stabilire una vera e propria solidarietà tra queste due nazioni, che nei 75 anni precedenti si erano combattute per ben tre volte.

Il 20 giugno 1950, Francia, Germania, Italia, Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo iniziarono i negoziati per abbozzare il trattato fondativo della CECA. Durante le negoziazioni si decise di creare delle istituzioni politiche al fine di bilanciare il potere dell’Alta Autorità, che contava sei membri eletti dai governi con un mandato di sei anni. Fu quindi creato il Consiglio dei ministri, composto da un membro per ciascun stato, l’Assemblea comune, composta da 78 delegati con facoltà di controllo e la Corte di giustizia, con sette giudici che avevano il compito di garantire il rispetto dell’applicazione del Trattato.

Alla firma del Trattato nel 1951, seguì l’anno successivo la sua ratifica da parte dei parlamenti dei sei Stati membri.

Il Trattato di Parigi sulla CECA fu il seme dell’integrazione europea, con l’istituzionalizzazione della condivisione di sovranità, limitata in linea di principio ai due settori chiave del carbone e dell’acciaio, prevenendo così un nuovo conflitto sul suolo europeo e progredendo con il processo di riconciliazione, ricostruzione e bene comune.

Seguendo lo schema CECA, Jean Monnet, Commissario generale francese per la pianificazione, ideò il programma per la Comunità europea di difesa (CED), che prevedeva un esercito europeo con una struttura sovranazionale, in modo simile al Piano Schuman. Esortati dalla Francia, i negoziati iniziarono il 15 febbraio 1951 e si conclusero il 27 maggio 1952, quando i sei Paesi della CECA firmarono a Parigi il contratto per la CED. Fu senza dubbio un trattato ambizioso, con al suo interno la creazione di una potente flotta europea, formata delle marine militari nazionali e sotto la giurisdizione dell’autorità politica europea, con una struttura federale tale da garantire un controllo democratico del futuro esercito europeo.

Alla fine, seppur ratificato dai parlamenti di quattro delle sei nazioni, il Trattato non entrò mai in vigore. L’Assemblea nazionale francese lo rigettò, citando l’inaccettabile perdita di sovranità nazionale che il Trattato implicava. Tale contestazione al Trattato fu accolta con gran disappunto nei circoli dei federalisti poiché interruppe una favorevole dinamica europeista, ostacolando la formazione dell’embrione dell’esercito europeo. Fu un’opportunità persa.

A 70 anni dalla creazione della CECA e dall’inizio del progetto incompiuto del CED, ci dobbiamo confrontare con un mondo diverso dal punto di vista geostrategico. La necessità di una cooperazione sovranazionale per dar forma alla sovranità europea risulta tuttavia ancor più urgente rispetto a sette decenni fa.

La Conferenza sul futuro dell’Europa ci offre una nuova opportunità di riforma e aggiornamento della struttura delle istituzioni in modo da poter compiere il salto di qualità a favore di una sovranità europea che garantisca i nostri valori di libertà e giustizia, che preservi i cardini del nostro stato sociale e che svolga un ruolo guida nella geopolitica mondiale.

L’ambizione, la visione e l’audacia mostrata dai nostri padri fondatori nel concepire la CECA e il CED, così come l’aver imparato dall’esperienza degli ultimi 70 anni di lavoro sul progetto europeo, con successi e fallimenti, costituiscono le fondamenta primarie di cui abbiamo bisogno per poter affrontare una realtà complessa che richiede un’Europa sovrana che possa espandere la sua influenza e i suoi valori nel resto del mondo.