Sandro Gozi a Vučić: “La Serbia non può entrare in Europa con repressioni e menzogne”
Il Segretario generale del Partito Democratico Europeo (PDE) ed eurodeputato di Renew Europe replica alla lettera del Presidente serbo: «Non sono i cittadini a compromettere il percorso europeo della Serbia, ma il suo governo, con violenze, menzogne e attacchi alla libertà».
Il Segretario generale del Partito Democratico Europeo (PDE) ed europarlamentare di Renew Europe, Sandro Gozi, ha pubblicato una lettera aperta al Presidente della Repubblica di Serbia, Aleksandar Vučić, con copia alla Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. L’iniziativa segue la lettera inviata da Vučić a Bruxelles il 21 agosto, nella quale accusava studenti e manifestanti serbi di violenze, ribaltando la verità e colpevolizzando le vittime della repressione.
Nella sua presa di posizione, Gozi denuncia le centinaia di arresti di studenti e cittadini pacifici, l’uso di un cannone sonico (LRAD) durante la protesta di marzo a Novi Sad, il video scioccante degli studenti costretti in ginocchio e filmati dalla polizia, gli arresti violenti di donne e persino di minorenni, e l’attacco alla libertà di stampa con le intimidazioni contro N1, documentate da OCCRP/KRIK. Gozi sottolinea che non sono i cittadini a mettere in pericolo il percorso europeo della Serbia, ma il Presidente Vučić e il suo governo. Ricorrendo alla repressione, a false narrazioni e ad attacchi alle libertà fondamentali, sono loro a minare la credibilità e il futuro europeo del Paese.
Lettera aperta
Al Presidente della Repubblica di Serbia, Aleksandar Vučić, con copia alla Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen
Signor Presidente Vučić,
la sua lettera del 21 agosto indirizzata alla Presidente von der Leyen è un capolavoro di ipocrisia. Ma i fatti, i numeri e le immagini raccontano un’altra storia.
Negli ultimi mesi in Serbia sono state arrestate centinaia di persone, tra cui studenti e cittadini pacifici. Molti di loro sono ancora oggi in carcere, con accuse di natura essenzialmente politica. Nei fatti, ciò compromette la loro libertà di espressione e scoraggia la partecipazione democratica. Non sono i cittadini a destabilizzare il Paese: è il suo governo, che reprime il diritto di protestare.
A marzo, durante una commemorazione a Novi Sad, è stato usato contro i manifestanti un cannone sonico (LRAD), un’arma in grado di provocare forti dolori, panico e danni permanenti all’udito. Una pratica che non ha nulla a che vedere con gli standard europei che lei dice di abbracciare.
Il 15 agosto un video ha mostrato quindici giovani costretti in ginocchio contro un muro, filmati da agenti di polizia. Un atto di umiliazione pubblica, in totale disprezzo della dignità umana e contrario a ogni standard democratico.
E non si è trattato di un caso isolato: in quegli stessi giorni, altre riprese e testimonianze hanno mostrato chiaramente arresti violenti e preoccupanti, con studenti trascinati a terra, donne e persino minorenni trattati senza alcun rispetto per i loro diritti.
Mentre gli studenti vengono picchiati e arrestati, i cittadini hanno visto gruppi violenti, apparentemente vicini al suo partito, muoversi indisturbati.
Questa tolleranza selettiva solleva serie preoccupazioni in materia di Stato di diritto.
Altrettanto grave è l’attacco alla libertà di informazione. N1, canale d’informazione di United Media (United Group), è stato bersaglio di una campagna di intimidazioni e pressioni documentata da registrazioni pubblicate da OCCRP/KRIK. Lei sa perfettamente che mettere a tacere l’ultima emittente indipendente significa soffocare la verità e il pluralismo.
Presidente Vučić, non sono i giovani, non sono i cittadini, non sono i manifestanti a mettere a repentaglio il percorso europeo della Serbia: la Serbia appartiene all’Europa. È lei, con le sue politiche, le sue negazioni, le sue dichiarazioni, a minare la credibilità e il percorso europeo del suo Paese.
Le sue accuse contro Nikolina Sindjelić sono imbarazzanti. Le prove dimostrano che minacce, arresti illegali e violenze hanno effettivamente avuto luogo: gli attacchi personali non cancellano la realtà.
La sua lettera va dunque rispedita al mittente.
I cittadini serbi meritano molto di più, e l’Europa è un’altra cosa: libertà, dignità, democrazia.












