Stop the bully – sì al dialogo, no all'intimidazione

Sì al dialogo, no alla sottomissione
Lo scorso fine settimana l'amministrazione Trump ha minacciato di reintrodurre dazi generalizzati su importanti esportazioni europee: un atto di aggressione economica che mette a rischio posti di lavoro, investimenti e il principio di un commercio internazionale basato sulle regole. Questo ricatto economico non è una novità: segue uno schema di intimidazione fondato sulla divisione, sulla paura e sul dominio. Come europei, non possiamo permetterci di rispondere con il silenzio o la passività. È il momento di una reazione coordinata e sicura di sé, e di una visione chiara del partenariato transatlantico che vada oltre questa fase di scontro. Noi, eurodeputati della delegazione del Partito Democratico Europeo (PDE) al Parlamento europeo, chiediamo una risposta rapida e unitaria.
Siamo già stati colpiti da precedenti misure tariffarie statunitensi e la lezione che ne abbiamo tratto è chiara: chi agisce da solo viene messo da parte. La strategia di Trump si basa su accordi bilaterali in cui il più forte detta le condizioni e il più debole cede. Ma l'Europa non è debole. Insieme a partner come il Canada, il Regno Unito, il Giappone, la Corea del Sud e agli alleati in America Latina e in Africa, rappresentiamo più del doppio del peso economico degli Stati Uniti. È tempo di usare questa forza collettivamente per formare una coalizione unita.
Questa coalizione dovrebbe restare aperta e inclusiva, invitando tutti i Paesi di altri continenti che condividono il nostro impegno per un commercio equo e basato sulle regole. Potrebbe gettare le basi di una più ampia Alleanza delle democrazie, una visione che il PDE sostiene da tempo come pietra angolare di un ordine mondiale più equilibrato e cooperativo.
Oggi
Una risposta risoluta e unitaria
Proponiamo contromisure immediate: un dazio di ritorsione del 30% sulle esportazioni statunitensi politicamente sensibili, l'attivazione dello strumento anti-coercizione dell'UE e una tassa coordinata sui servizi digitali delle grandi aziende tecnologiche americane.
Non si tratta di un'escalation fine a sé stessa, ma di una difesa strategica. Il messaggio deve essere chiaro: il ricatto economico avrà conseguenze.
Quando agiamo in ordine sparso, siamo vulnerabili alla tattica del «divide et impera». Le guerre commerciali di Trump prosperano sulla frammentazione e sulla paura. Ma quando agiamo insieme, diventiamo una forza che non può ignorare. Lui può cercare la capitolazione bilaterale, noi opponiamo una resistenza multilaterale. Non siamo attori secondari. Siamo la spina dorsale dell'economia mondiale: interconnessi, fondati sulle regole e impegnati per l'equità e il multilateralismo. È ora di ricordare a Washington che il commercio internazionale non è un tavolo da casinò da ribaltare per capriccio.
Il PDE difende con fermezza un commercio aperto e basato sulle regole. Questi dazi violano gli impegni assunti nell'ambito dell'OMC e accordi transatlantici di lunga data. Non permetteremo che i nostri agricoltori, ingegneri o imprenditori diventino merce di scambio in una manovra politica. Crediamo nel libero scambio, ma il libero scambio deve anche essere equo.
Una zona senza dazi basata su standard condivisi
Nonostante le tensioni attuali, la relazione transatlantica resta essenziale. Abbiamo sempre avuto importanti partenariati commerciali con i nostri principali alleati. Per questo dobbiamo guardare oltre la crisi e lavorare a una soluzione duratura: una zona di libero scambio senza dazi tra l'UE e gli Stati Uniti, fondata sul rispetto reciproco e su standard comuni. Dovrebbe comprendere:
- Norme allineate in materia di clima, lavoro e tutela dei consumatori
- Una tassazione equa delle imprese
- Quadri chiari per la concorrenza digitale
- Meccanismi trasparenti di risoluzione delle controversie
È il momento di
restare uniti
Trump non è invulnerabile. Reagisce alle pressioni, soprattutto quando colpiscono la sua base politica. Le imprese, i lavoratori e i consumatori statunitensi non tollereranno ritorsioni prolungate. L'abbiamo già visto: quando i costi salgono, fa marcia indietro. Per questo dobbiamo agire ora. Chiediamo alla Commissione europea e al Consiglio di coordinare questa risposta internazionale con i nostri partner e alleati.
Non è solo una controversia sui dazi. È una prova per capire se le democrazie cederanno all'intimidazione e alla prepotenza, o se resteranno salde e unite. È il momento di dimostrare che le democrazie sanno agire con decisione quando vengono sfidate. Trump sta mettendo alla prova la nostra unità. La nostra risposta deve essere ferma: non ci lasceremo intimidire. Negozieremo, ma non sotto minaccia. Siamo aperti al dialogo, ma mai alla sottomissione.
Firma la dichiarazione
Firmatari
Sandro Gozi, eurodeputato – Yvan Verougstraete, eurodeputato – Oihane Agirregoitia, eurodeputata – Laurence Farreng, eurodeputata – Christophe Grudler, eurodeputato – Marie-Pierre Vedrenne, eurodeputata – Christine Singer, eurodeputata – Joachim Streit, eurodeputato
Arnold Cassola, presidente di Momentum Malta – Enrico Borghi, senatore italiano e vicepresidente di Italia Viva – Ivan Scalfarotto, senatore italiano – Alice Bernard-Montini, presidente degli Young Democrats for Europe – Theodora Tzakri, deputata greca, vicepresidente del PDE – Teresa Bellanova, vicepresidente del PDE – Frederic Petit, deputato francese, vicesegretario generale del PDE – Gerrit Jan van Otterloo, presidente della Fondazione Jnf50Plus
Gyöngyvér Kopp, Ungheria – Maurizio Gasperoni, Francia – Anne-Cécile Duponteil, Francia – Francotte Catherine, Belgio – Giblasse Valerie, Belgio – Giuseppe Bronzoni, Italia – Gregory Dahan, Belgio – Cremer Hugues, Belgio – Giuseppe Valdesolo, Italia – Constantinos Alevras, Grecia – Chakameh Bozorgmehr, Francia – Filippo Bottinelli, Italia – Christiane dumont, Belgio – Anne Fertey, Francia – Clayton Mitchell Compton, Stati Uniti – Alessandra Mongillo, Italia – Marina Pallaver, Italia – Maria Poravou, Grecia – Luciano Tortorelli, Italia – Marin Milosavlev, Serbia – Jane Amilhat, Belgio – Brian Jefferson, Regno Unito – John Frederick, Stati Uniti – Ralph Campbell, Francia – Jean-Paul Bourdon, Francia – Anna Manara, Grecia – Fattorini Giambattista, Italia – Le Guével Michèle, Francia – Trevor Rose, Stati Uniti – Shelagh Wilson, Spagna – Evan Shereshevsky, Stati Uniti – Rosana Greco, Lussemburgo – Böttcher Jorg, Germania – Boldrini Sandra, Belgio – Miguel Martins, Portogallo – Albe- Tani, Italia – Giuseppe Caizzi, Italia – Vittorio Barale, Italia – Grandjean Annick, Belgio – noel feeney, Irlanda – Anne Grete Oren, Norvegia – Loosfeldt Robin, Belgio – Riccardo Cravero, Italia – Wilmotte Robin, Belgio – Dante Guerrini, Italia – Marina Pellini Piazza, Italia – Alex Trepeca, Romania – Lacroix Gauthier, Belgio – Haidara Mariam, Belgio – Formica Calogero, Belgio – Calogero Formica, Belgio – Verougstraete Xavier, Belgio – Bouchat Antoine, Belgio – Dominique Puyal, Francia – Giulio Lievore, Italia – Philippe Van Damme, Belgio – Ciro Gutierrez Ascanio, Spagna – Fabien Delaunay, Francia – Michel Charles, Belgio – Pablo Bello, Spagna – Rita Root, Italia – Giovanni Daniele Starita, Italia – Ivo Kaplan, Repubblica Ceca – Eugenio Corazza, Italia – Vladyslav Kanakin, Paesi Bassi – Skourtis Ioannis, Grecia – Maria Goudstikker, Belgio – Chantal Ducout-Gouriou, Francia – Le Bihan Vincent, Belgio – Maria Goudstikker, Belgio – Lorenzo Gerosa, Italia – Francesco Giuliano, Italia – Giorgia Petracchi, Italia – Dario Faggioni, Italia – Mathieu Baudier, Germania – ZIANE Brahim, Belgio – Roberta Di Martino, Italia – Héctor Cardona Pérez, Spagna – Anna Maria Candelori, Italia – Davide Negri, Svizzera – Murat Eren Tufan, Turchia – elske Schreuder, Paesi Bassi – Riccardo Tonino, Italia – Simone Crotti, Italia – Francesco Cucchiarini, Italia – Dardan Ibrahimi, Italia










