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Vučić teme il voto della diaspora

Il Partito Democratico Europeo (PDE) denuncia gli ostacoli posti davanti ai cittadini serbi che votano all'estero. Il 6 ottobre 2026, il partito ha lanciato una campagna sui social media su ciò che descrive come un tentativo deliberato di rendere più difficile alla diaspora partecipare alle elezioni parlamentari del 25 ottobre.

Mobilizzazione record, troppe poche sezioni elettorali

Oltre 100.000 cittadini serbi si sono registrati per votare all'estero, un livello di mobilitazione record. Tuttavia, le autorità hanno approvato solo 93 sezioni elettorali al di fuori della Serbia. Più di 30 città con oltre 100 elettori registrati ciascuna sono rimaste senza sezioni elettorali.

Il carosello del PDE, intitolato "Vučić teme il voto della diaspora", evidenzia casi tra cui Vancouver, Ginevra, Lugano, Bucarest, Bratislava, Sofia, Graz e Innsbruck, dove gli elettori registrati non hanno una sezione elettorale locale.

Votare nel cuore della notte

La campagna mette in luce anche le enormi distanze che alcuni cittadini dovranno percorrere, in particolare in Australia, e la decisione di fissare gli orari di voto all'estero secondo l'ora serba anziché l'ora locale. Di conseguenza, le sezioni elettorali apriranno alle 1 del mattino a Chicago e alle 2 del mattino a Washington e a New York. In Nuova Zelanda, il voto avverrà tra le 19 e le 8 del mattino ora locale.

Le autorità serbe respingono le accuse di ostruzionismo, sostenendo che il numero di elettori registrati non è l'unico criterio per decidere dove collocare le sezioni elettorali. Per il PDE, tuttavia, la record mobilizzazione della diaspora, le sezioni elettorali mancanti e gli orari di voto estremamente restrittivi insieme non possono essere trascurati come una questione tecnica.

Gozi: "I cittadini serbi all'estero non sono elettori di seconda classe"

Sandro Gozi, Segretario Generale del Partito Democratico Europeo e Membro del Parlamento europeo, ha dichiarato:

"Vučić teme i voti che non può controllare. Quando più di 100.000 cittadini all'estero si mobilitano per partecipare alla democrazia del loro paese, la risposta di un governo democratico dovrebbe essere quella di facilitare il voto. Invece, decine di città sono rimaste senza sezioni elettorali, alle persone viene chiesto di percorrere distanze enormi e ad altri viene chiesto di votare nel cuore della notte.

Questo non è semplicemente una cattiva organizzazione. È ostruzionismo politico deliberato. I cittadini serbi che vivono all'estero non sono elettori di seconda classe e i loro diritti democratici non diventano meno importanti quando attraversano il confine serbo.

Un governo fiducioso nel sostegno dei suoi cittadini non pone ostacoli tra loro e l'urna elettorale. Vučić lo fa. La Serbia merita elezioni libere, eque e genuinamente accessibili, e l'Europa deve prestare attenzione a ciò che sta accadendo in vista del 25 ottobre."

Un appello alla Commissione Elettorale

Il PDE invita le autorità serbe e la Commissione Elettorale della Repubblica a prendere immediatamente provvedimenti affinché i cittadini serbi all'estero abbiano una reale e pari opportunità di esercitare il loro diritto di voto.

Per i Democratici Europei, il voto della diaspora è una prova della credibilità democratica della Serbia e del suo percorso europeo. Le elezioni libere e accessibili non sono un favore che un governo concede. Sono un diritto dovuto a ogni cittadino, ovunque vivano.

Membri correlati

Sandro Gozi
Segretario Generale
Francia
Mouvement Démocrate (MoDem)

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