Appello urgente all'Unione europea affinché intervenga in merito al regresso democratico in Serbia

Membri del Parlamento europeo esprimono profonda preoccupazione per il rapido deterioramento della situazione dello Stato di diritto, degli standard democratici e dei diritti fondamentali in Serbia, invitando la Commissione europea a reagire con urgenza e chiarezza.
In una lettera indirizzata alla presidente della Commissione Ursula von der Leyen e al Collegio dei commissari, i deputati europei Vladimir Prebilič (Verdi/EFA) e Sandro Gozi (Renew Europe, segretario generale del Partito Democratico Europeo – PDE) avvertono che i recenti sviluppi segnano una significativa escalation nell’erosione delle norme democratiche.
Si esprime particolare preoccupazione per gli interventi invasivi della polizia presso l’Università di Belgrado, tra cui perquisizioni, sequestro di documenti interni e attacchi pubblici contro il rettore Vladan Đokić. Tali azioni, ampiamente diffuse dai media filogovernativi, vengono descritte come un chiaro tentativo di intimidire le istituzioni accademiche e di mettere a tacere le voci critiche.
«L’autonomia delle università, il rispetto delle garanzie procedurali e lo Stato di diritto non sono facoltativi in un paese candidato», affermano i deputati europei. «Ciò a cui stiamo assistendo è profondamente incompatibile con gli standard europei.»
La lettera condanna inoltre con forza le recenti dichiarazioni del ministro serbo dell’Informazione e delle Telecomunicazioni, Boris Bratina, il quale ha suggerito che la polizia dovrebbe ricorrere alla forza letale contro gli studenti. I deputati europei definiscono questa affermazione «un grave incitamento alla violenza» e ne chiedono le dimissioni immediate.
I firmatari esprimono il loro pieno sostegno al rettore Đokić e al movimento studentesco, le cui richieste di responsabilità, trasparenza e rispetto dei principi democratici sono definite legittime e urgenti.
Guardando al futuro, i deputati europei sottolineano che l'unica via credibile da seguire è l'organizzazione di elezioni anticipate libere ed eque. Tuttavia, sottolineano che tali elezioni non possono svolgersi nelle condizioni attuali.
Chiedono pertanto alla Commissione europea di assumere una posizione ferma, che comprenda la sospensione dei finanziamenti dell'UE alla Serbia fino a quando non saranno attuate riforme concrete e verificabili, in particolare per quanto riguarda il registro elettorale e il corretto funzionamento dell'Autorità di regolamentazione dei media elettronici (REM).
«È necessaria una risposta chiara, decisa e urgente», conclude la lettera, «per difendere i valori europei e sostenere i cittadini serbi nel loro impegno a favore della democrazia e dello Stato di diritto».

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