I tre interventi finali del Congresso del Partito Democratico Europeo, il 21 novembre al Bilbao Exhibition Centre di Bilbao, hanno intrecciato memoria storica, analisi politica e una forte chiamata all’azione. Sul palco sono saliti Aitor Esteban, presidente del EAJ-PNV, il partito basco membro del PDE sin dalla sua fondazione, Sandro Gozi e François Bayrou, rispettivamente Segretario Generale e Presidente dei Democratici Europei, ognuno portando una prospettiva diversa ma convergente su un punto essenziale: la difesa del centro democratico come unica via per mantenere viva l’Europa e la sua promessa.
Aitor Esteban, presidente del PNV, ha ripercorso i 130 anni di storia del suo partito, dal franchismo all’esilio fino al protagonismo nell’autogoverno basco. Attraverso la storia di un popolo che ha resistito, si è adattato e ha continuato a credere nella libertà, Esteban ha ribadito il valore della diversità e delle identità interne all’Unione, senza le quali l’Europa perde parte della sua anima. «Nulla è garantito: bisogna lottare ogni giorno per la libertà e per i diritti umani», ha avvertito, ricordando come la democrazia sia oggi minacciata da semplificazioni, polarizzazione e propaganda digitale. In un contesto in cui tutto spinge verso gli estremi, ha definito «rivoluzionario» il gesto di rivendicare il centro, lo spazio del dialogo, delle soluzioni complesse, della stabilità. Per Esteban il centro non è debolezza, ma responsabilità concreta, la base su cui si regge un Paese, e una visione d’Europa capace di funzionare davvero, vicina alla vita quotidiana delle persone e orgogliosa della sua diversità culturale e linguistica.
Sandro Gozi, segretario generale del PDE, ha ampliato l’orizzonte a un mondo «più piccolo e molto più pericoloso», segnato da guerre, disinformazione e nuove forme di autoritarismo. Ha denunciato il rischio di rassegnazione e la tentazione, troppo diffusa, di ridurre tutto a bianco o nero, mentre la politica richiede il coraggio della sfumatura. «Viviamo in un tempo di violenza, disinformazione e codardia: per questo siamo pronti a prenderci dei rischi», ha affermato, rivendicando per i democratici europei un ruolo diverso da quello di una destra sempre più subordinata all’estrema destra e di una sinistra frammentata e ripiegata. Gozi ha descritto il PDE come una realtà che non è più una start-up ma un vero acceleratore politico, capace di far crescere persone, progetti e alleanze. E ha richiamato la necessità di costruire una vera alleanza globale dei democratici, perché i nazionalisti e gli estremisti cooperano ormai molto più dei difensori della democrazia. «In un’epoca in cui molti vogliono far credere che tutto è bianco o nero, noi democratici abbiamo il coraggio della sfumatura», ha aggiunto, sottolineando come solo una riforma profonda dell’Unione possa dare credibilità all’allargamento, proteggere la democrazia e impedire che Trump, Putin e i loro alleati minino il progetto europeo dall’interno.
François Bayrou ha chiuso il congresso con un discorso denso, che ha mescolato memoria personale e respiro internazionale. Ha ricordato i legami storici fra il MoDem e il PNV, una fraternità nata nell’esilio e ancora viva, e ha sottolineato l’importanza di vedere nel PDE non un piccolo movimento periferico, ma un nucleo centrale della politica europea. Bayrou ha insistito sulla necessità di riconoscere un grande cambiamento d’epoca: il passaggio da un mondo «fondato sulla forza del diritto» a uno dominato dalla «legge della forza», simboleggiato dall’invasione russa dell’Ucraina. In questo contesto ha difeso con forza il popolo ucraino e il presidente Zelensky, rifiutando l’idea che l’Europa debba cedere per stanchezza morale o politica. «C’è bisogno di un partito dell’ottimismo democratico, dell’ottimismo civico», ha detto, convinto che la democrazia non possa basarsi sull’eliminazione del diverso, ma al contrario sulla volontà che altre sensibilità esistano e possano esprimersi. Ha parlato di pluralismo come fondamento di civiltà, di generazioni giovani sacrificate da istituzioni che non funzionano, e della necessità di un’unione delle culture, delle identità e delle esperienze politiche che superi i confini nazionali. Nel suo messaggio conclusivo, Bayrou ha evocato il sogno di una grande corrente democratica globale che oggi, grazie al PDE, può finalmente cominciare a prendere forma.

